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FUSIONE DI COMUNI - SECONDO IL SINDACO L’UNIFICAZIONE PORTEREBBE A INCASSARE OGNI ANNO 235MILA EURO IN PIÙ
Massimiliano Lodigiani: «Facciamo rinascere l’antico Comune di Santo Stefano al Corno»
È stato distribuito un questionario alle famiglie di Santo Stefano Lodigiano e di Corno Giovine per sondare la popolazione sull’ipotesi di unire i due municipi che si affacciano sul Po. Il timore che in futuro le aggregazioni siano imposte dall’alto
Santo Stefano Lodigiano - «Da tempo se ne parla a livello nazionale e regionale, ed ogni anno lo Stato, nel decreto “mille proroghe”, posticipa la riorganizzazione degli enti locali. Obiettivo: ridurre i Comuni italiani (quasi 8000) soprattutto quelli sotto i 5000 abitanti. Inizialmente, diversi anni fa, lo Stato perorava l’unione dei servizi tra più Comuni mantenendo le municipalità, con l’intento di risparmiare ma risultato:non ci sono stati risparmi e la riorganizzazione non ha dato i frutti sperati in termini di personale e di gestione politica.

Ora lo Stato propone la fusione tra i piccoli Comuni con l’obiettivo di contenere e risparmiare i costi sul personale e la gestione dell’amministrazione comunale garantendo per 10 anni ragguardevoli contributi economici al nuovo Comune frutto della fusione. Ogni progetto di fusione, deve essere sottoposto ad un referendum comunale,per cui sono sempre i cittadini che decidono se unirsi o meno con un altro Comune»: è quanto dichiara Massimilano Lodigiani,dal 2004 sindaco di Santo Stefano Lodigiano. Da qualche tempo a questa parte i due Comuni di Santo Stefano e di Corno Giovine hanno iniziato a parlarsi, per valutare gli ipotetici aspetti collegati a un futura fusione. E nello scorso mese di aprile è stato distribuito sia a Santo Stefano che a Corno Giovine un questionario, in forma anonima, agli abitanti dei due paesi, chiedendo di riconsegnarlo nelle urne poste nei due municipi e nei vari negozi. «Non è obbligatorio rispondere - dichiara Lodigiani - ma dal numero dei questionari che ritorneranno e dalle risposte che vi saranno riportate potremo farci un’idea della volontà degli abitanti dei due paesi. E potremo conseguentemente decidere se intraprendere o meno la lunga procedura amministrativa e legale che porterebbe al referendum popolare». «Nel frattempo - attacca Lodigiani - ogni anno lo Stato riduce i trasferimenti erariali ai Comuni, e parallelamente pone tanti “paletti” nei bilanci comunali che ostacolano l’attuazione della gestione politica locale. Per esempio il Comune di Santo Stefano che nel 2012 percepiva dallo Stato 404.088 euro, nel 2017 ne riceverà riceverà 276.885 per il funzionamento della macchina amministrativa.

Questo significa che in cinque anni ci sono stati tagliati 127.203 euro, pari a un taglio medio di 25.440 euro all’anno». Massimiliano Lodigiani non ha mezzi termini: « Da diversi anni con il Comune di Corno Giovine si è iniziato a collaborare al fine di prospettare un futuro alle nostre comunità.

Non dimentichiamo che fino al 1916 il nostro Comune si chiamava Santo Stefano al Corno… una rotatoria divide il nostro Comune con quello di Corno Giovine (la località Franca è di Santo Stefano). Le due scuole elementari per necessità numerica si sono unite, un’operatrice socio assistenziale di Santo Stefano svolge alcune ore presso gli anziani di Corno, 40 persone nate a Corno Giovine si sono sposate o convivono con cittadini di Santo Stefano, i bambini di Corno Giovine gareggiano nelle squadre sportive oratoriane, altre esperienze potrebbero avviarsi… ma a tutt’oggi i Comuni rimangono due». Il sindaco di Santo Stefano analizza i pro e i contro della fusione. E incomincia dagli aspetti favorevoli: «Anzitutto nascerebbe un nuovo Comune di 3.000 abitanti, un’unica amministrazione comunale con il compito di ottimizzare le nuove risorse che lo Stato mette a disposizione.

Dalla fusione si otterrebbero nel corso degli anni un risparmio notevole sul costo dei dipendenti: ad esempio oggi per due Comuni ci sono due ragioniere, due tecnici, due addetti alla segreteria, due segretari comunali, tre operai autisti scuolabus, ecc». Lodigiano scende nei particolari:«È ovvio che il primo ragioniere che va in pensione non verrebbe più rimpiazzato e l’altro che rimane, con i programmi informatici, farebbe per tutte le due comunità, e il risparmio sarebbe di 30.000 euro. Lo stesso dicasi per la responsabile della segreteria, oggi sono due ma in un prossimo futuro una soltanto, con un risparmio di altri 30.000 euro. Per quanto riguarda il segretario comunale: oggi vene sono due, con il nuovo Comune ne sarebbe necessario uno solo e neppure dovrebbe essere presente tutti i giorni, con un risparmio di 15.000 euro. Nei due Comuni ci sono tre operai. Esternalizzando la cura del verde ne sarebbero sufficienti due, con un risparmio altri 25.000 euro. La nuova pianta organica del nuovo Comune dovrà garantire il completamento delle figure professionali, il miglioramento dei servizi al cittadino e un contenimento dei costi. Ovviamente rimarrebbero due addetti all’ufficio anagrafe, uno per ogni comunità, per agevolare gli anziani e le persone non automunite che hanno bisogno di documenti». «Le due amministrazioni comunali - prosegue Lodigiani - oggi sono composte dal sindaco, dagli assessori e dai consiglieri.

Costano all’incirca 30.000 euro tra indennità, gettone di presenza ai consigli e rimborso spese. Con un Comune solo la spesa si dimezzerebbe e si avrebbe un risparmio di 15.000 euro.

Dai calcoli che ho espresso si dimostra un risparmio annuo di 115.000 euro: sono bei soldi». Il sindaco di Santo Stefano tranquillizza i dubbiosi:«È ovvio che le due comunità che diventerebbero un solo Comune non devono essere svuotate da uffici o amministratori pubblici. Mi spiego: un impiegato d’anagrafe e servizi sociali sarà sempre presente tutti i giorni sia a Corno che a Santo Stefano,mentre il sindaco a giorni alterni sarà nella comunità di Corno e gli altri giorni a Santo Stefano. Quanto al ragioniere, al segretario, al tecnico comunale, si muoveranno secondo le necessità dei cittadini. La gente non dovrà spostarsi,né avere disagi con la pubblica amministrazione». «Lo Stato e la Regione Lombardia - prosegue il primo cittadino - al fine di incentivare le fusioni tra Comuni per 10 anni elargirebbe al nuovo municipio che si andrebbe a formare all’incirca 120.000 euro all’anno.

Il risparmio tra l’organizzazione amministrativa (115mila euro) e l’incentivo dello Stato (120mila euro) costituirebbe una somma annua di 235mila euro, che in dieci anni ammonterebbero a un totale di 2.350.000 euro. E non è finita, perché partecipando ai bandi di Regione Lombardia il nuovo Comune avrebbe più possibilità di ottenere contributi per gli investimenti e le opere pubbliche». Massimiliano Lodigiano scende nei particolari: «Con queste maggiori entrate si potrebbero fare subito 10 cose.

La prima: abbassare le aliquote dell’imposta Imu. La seconda: abbassare il costo della tassa dei rifiuti. La terza: asfaltare tutte le strade un po’ disconnesse delle due comunità. La quarta: illuminare la ciclabile che unisce Santo Stefano a Corno. La quinta: completare l’asfaltatura dell’argine del canale Gandiolo trasformandola in un bellissimo percorso ambientale tra le due comunità. La sesta: rendere gratuito il trasporto scolastico dei bambini e ragazzi da una comunità all’altra. La settima: ristrutturare la palestra di Corno Giovine e renderla agibile per le squadre locali.- L’ottava: sostenere economicamente le squadre locali di calcio e pallavolo utilizzando i due centri sportivi. La nona: istituire in una delle due comunità una scuola materna statale, rendendo così gratuita la retta mensile per le famiglie.

La decima: sostenere una politica abitativa acquisendo e ristrutturando vecchie case in centro alle due comunità per affittarle a giovani coppie». Gli aspetti negativi, secondo il primo cittadino, sarebbero ridotti al minimo:«Sulla carta d’identità non ci sarebbe più il nome Santo Stefano Lodigiano o Corno Giovine, ma Santo Stefano al Corno, come 101 anni fa. Sarebbe l’inizio della fine del “campanilismo” cioè quella forma di valorizzazione del proprio paese a discapito di un altro.

E ci sarebbe un aumento continuo delle tasse comunali per coprire i mancati trasferimenti dello Stato». «Adesso decida il popolo - conclude Massimiliano Lodigiani - ma credo che sia dovere di un amministratore pubblico aiutare la gente a valutare per decidere a “ragion veduta” e comunque rispettare qualsiasi decisione che ne scaturirà. Il “rovescio della medaglia”potrebbe essere che lo Stato imponga la fusione di diversi piccoli Comuni senza poi dare per 10 anni un beneficio economico.

Ma sia ben chiaro… non si dica che nessuno ce l’aveva detto».
Fonte: Il Cittadino, 19 Maggio 2017
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